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DALL’ IDEA AL PROGETTO…

Una foto su una rivista, un disegno su un libro, qualcuno che te ne parla… alle volte è bastato solo un accenno in un racconto, ed ecco che nasce l’idea di realizzare quel carro o quel piccolo locomotore.

Fino ad oggi la nostra consapevolezza era che sarebbe rimasta solo un’idea, uno dei tanti piccoli desideri di chi è appassionato di ferrovia. L’unica alternativa era fare in modo che questo nostro sogno divenisse un suggerimento da dare agli “artigiani”, i “maestri” dei Kit in ottone.

Da qui l’esigenza di incamminaci verso la progettazione in CAD; ma, come abbiamo già detto, nel trasferire le linee e le curve di un progetto dalla carta al monitor del pc bisogna pensare che quelle curve e quelle linee, riportate sulla lastra di ottone, dovranno essere saldate fra loro e daranno vita a un modello funzionate.

La prima fase è la ricerca delle fonti: se siamo fortunati si trova il progetto originale e qui il sito di Fondazione FS è un punto di riferimento. Poi ci sono i libri, gli articoli delle riviste (a tal proposito il Database di Rotaie.it è di grande utilità), ma ci sono anche semplici appassionati che amano condividere il loro materiale e quindi attraverso i forum si trovano fotografie e disegni.

La seconda fase è lo studio dell’assemblaggio e della motorizzazione. Calibro alla mano, si iniziano a tirare giù tutte le misure in scala HO in modo certosino. Si fanno molti schizzi o bozzetti e si esamina ogni dettaglio per evitare che quel piccolo componente urti da qualche parte o provochi un corto circuito.

La terza fase è la progettazione vera e propria. I dati vengono trasformati con il CAD in disegno: si parte dalla cassa e dalla struttura portante, poi il telaio con i rinforzi verticali i cui dentini dovranno essere incastrati nelle fessure del pianale appositamente disegnate. Lentamente le fiancate prendono “forma” e vengono abbellite dalle cornici dei finestrini, dalle chiodature. Si creano gli alloggi per maniglie e mancorrenti. E via via si progetta ogni piccolo particolare che dovrà completare il modello.

La quarta fase è la più noiosa. I pezzi disegnati devono essere inseriti in un riquadro che simula la grandezza della lastra (la Ditta dove noi facciamo fare la fotoincisione ci ha dato delle misure standard di lastre e quindi i pezzi devono stare tutti lì dentro). È come giocare a TETRIS! Si cerca di alloggiare tutti i componenti facendo in modo di non sprecare spazio. Ci sono delle regole da rispettare nelle distanze tra un pezzo e un altro e bisogna disegnare intorno a ogni pezzo una cornice di vuoto di almeno 1 mm perché è lì dove l’acido mangerà l’ottone e farà “emergere” il componente dalla lastra.

Quinta fase, anche questa noiosa, ma qui è necessaria la massima concentrazione! Il disegno madre si duplica e si crea un lato A e un lato B, uno diverso dall’ altro perché dobbiamo dire all’acido quello che deve mangiare da una parte e quello che deve mangiare dall’altra parte. Quindi se una fiancata dovrà essere piegata a 90°, nel lato A si disegneranno solo le cornici dei finestrini e le chiodature, mentre nel lato B si disegneranno solo le linee di piega. Su ogni singolo pezzo bisognerà disegnare i “testimoni”, un filetto di ottone di 1 mm che fa in modo che il componente resti attaccato alla lastra.

 I due file si inviano alla Ditta esecutrice e (dopo vari aggiustamenti e correzioni) vengono prodotte le lastre.

DALL’ IDEA AL PROGETTO…

Una foto su una rivista, un disegno su un libro, qualcuno che te ne parla… alle volte è bastato solo un accenno in un racconto, ed ecco che nasce l’idea di realizzare quel carro o quel piccolo locomotore.

Fino ad oggi la nostra consapevolezza era che sarebbe rimasta solo un’idea, uno dei tanti piccoli desideri di chi è appassionato di ferrovia. L’unica alternativa era fare in modo che questo nostro sogno divenisse un suggerimento da dare agli “artigiani”, i “maestri” dei Kit in ottone.

Da qui l’esigenza di incamminaci verso la progettazione in CAD; ma, come abbiamo già detto, nel trasferire le linee e le curve di un progetto dalla carta al monitor del pc bisogna pensare che quelle curve e quelle linee, riportate sulla lastra di ottone, dovranno essere saldate fra loro e daranno vita a un modello funzionate.

La prima fase è la ricerca delle fonti: se siamo fortunati si trova il progetto originale e qui il sito di Fondazione FS è un punto di riferimento. Poi ci sono i libri, gli articoli delle riviste (a tal proposito il Database di Rotaie.it è di grande utilità), ma ci sono anche semplici appassionati che amano condividere il loro materiale e quindi attraverso i forum si trovano fotografie e disegni.

La seconda fase è lo studio dell’assemblaggio e della motorizzazione. Calibro alla mano, si iniziano a tirare giù tutte le misure in scala HO in modo certosino. Si fanno molti schizzi o bozzetti e si esamina ogni dettaglio per evitare che quel piccolo componente urti da qualche parte o provochi un corto circuito.

La terza fase è la progettazione vera e propria. I dati vengono trasformati con il CAD in disegno: si parte dalla cassa e dalla struttura portante, poi il telaio con i rinforzi verticali i cui dentini dovranno essere incastrati nelle fessure del pianale appositamente disegnate. Lentamente le fiancate prendono “forma” e vengono abbellite dalle cornici dei finestrini, dalle chiodature. Si creano gli alloggi per maniglie e mancorrenti. E via via si progetta ogni piccolo particolare che dovrà completare il modello.

La quarta fase è la più noiosa. I pezzi disegnati devono essere inseriti in un riquadro che simula la grandezza della lastra (la Ditta dove noi facciamo fare la fotoincisione ci ha dato delle misure standard di lastre e quindi i pezzi devono stare tutti lì dentro). È come giocare a TETRIS! Si cerca di alloggiare tutti i componenti facendo in modo di non sprecare spazio. Ci sono delle regole da rispettare nelle distanze tra un pezzo e un altro e bisogna disegnare intorno a ogni pezzo una cornice di vuoto di almeno 1 mm perché è lì dove l’acido mangerà l’ottone e farà “emergere” il componente dalla lastra.

Quinta fase, anche questa noiosa, ma qui è necessaria la massima concentrazione! Il disegno madre si duplica e si crea un lato A e un lato B, uno diverso dall’ altro perché dobbiamo dire all’acido quello che deve mangiare da una parte e quello che deve mangiare dall’altra parte. Quindi se una fiancata dovrà essere piegata a 90°, nel lato A si disegneranno solo le cornici dei finestrini e le chiodature, mentre nel lato B si disegneranno solo le linee di piega. Su ogni singolo pezzo bisognerà disegnare i “testimoni”, un filetto di ottone di 1 mm che fa in modo che il componente resti attaccato alla lastra.

 I due file si inviano alla Ditta esecutrice e (dopo vari aggiustamenti e correzioni) vengono prodotte le lastre.