LA SALDATURA
Ottenute le parti del nostro modello con la fotoincisione (e con la fusione) queste devono essere assemblate. Parlare di colla in questi casi è un’eresia, diciamolo subito. La colla si può usare per qualche piccolo particolare (per non impazzire con la verniciatura) ma niente più.
L’ottone saldato con lo stagno ha una resistenza eccezionale e, fattore non di poco conto, non sono necessari tempi di asciugatura; quindi il lavoro può procedere in modo veloce. Inoltre quasi tutti gli errori sono recuperabili, perché basta riportare lo stagno alla temperatura di fusione e i pezzi si staccano, poi con la spazzolina in acciaio si pulisce tutto.
Si usano due strumenti: il saldatore minimo da 60W per non fare le saldature a freddo (che non sono stabili) e il cannello, utilizzato per i pezzi in fusione più grandi che un saldatore da 60W non avrebbe la forza di portare a temperatura. Le stazioni saldanti (quelle con cui si possono regolare i Watt e quindi la temperatura) sono molto utili, ma poi il cannello servirà sempre…
Nella saldatura l’abilità e la manualità è fondamentale. Non c’è strumento professionale che possa sostituire tali qualità, ma a tutti diciamo anche che “più si fa, più s’impara”. A chi inizia oggi consigliamo i KIT di montaggio di Linea Model; a chi vuole davvero mettersi alla prova i vecchi KIT MFAL (i trifase E330 o E431).
Le lastre di ottone vanno prima sgrassate per eliminare i residui della fotoincisione. Poi tutte parti sono staccate con i tronchesini ed eliminati i testimoni. Ogni pezzo che deve essere saldato va provato e riprovato, pulito con una limetta, perché anche la più piccola imperfezione ne impedisce il giusto accostamento. Quando siamo pronti, si passa un poco si flussante nel punto di giunzione (il flussante è il liquido che permette allo stagno fuso di fondersi con l’ottone, dove è passato il flussante lo stagno attraversa l’ottone, dove non è passato, lo stagno non si ingloba e rimane in superficie a palletta e basta un colpo di unghia per portarlo via).
Scaldati le parti con il saldatore si avvicina nel punto il filo di stagno che una volta diventato liquido salda i due pezzi. È impossibile certe volte, per tenere fermi i pezzi, non bruciarsi le dita… fa parte del gioco. Chi usa i coltelli si taglia, chi usa l’ago si punge.
LA SALDATURA
Ottenute le parti del nostro modello con la fotoincisione (e con la fusione) queste devono essere assemblate. Parlare di colla in questi casi è un’eresia, diciamolo subito. La colla si può usare per qualche piccolo particolare (per non impazzire con la verniciatura) ma niente più.
L’ottone saldato con lo stagno ha una resistenza eccezionale e, fattore non di poco conto, non sono necessari tempi di asciugatura; quindi il lavoro può procedere in modo veloce. Inoltre quasi tutti gli errori sono recuperabili, perché basta riportare lo stagno alla temperatura di fusione e i pezzi si staccano, poi con la spazzolina in acciaio si pulisce tutto.
Si usano due strumenti: il saldatore minimo da 60W per non fare le saldature a freddo (che non sono stabili) e il cannello, utilizzato per i pezzi in fusione più grandi che un saldatore da 60W non avrebbe la forza di portare a temperatura. Le stazioni saldanti (quelle con cui si possono regolare i Watt e quindi la temperatura) sono molto utili, ma poi il cannello servirà sempre…
Nella saldatura l’abilità e la manualità è fondamentale. Non c’è strumento professionale che possa sostituire tali qualità, ma a tutti diciamo anche che “più si fa, più s’impara”. A chi inizia oggi consigliamo i KIT di montaggio di Linea Model; a chi vuole davvero mettersi alla prova i vecchi KIT MFAL (i trifase E330 o E431).
Le lastre di ottone vanno prima sgrassate per eliminare i residui della fotoincisione. Poi tutte parti sono staccate con i tronchesini ed eliminati i testimoni. Ogni pezzo che deve essere saldato va provato e riprovato, pulito con una limetta, perché anche la più piccola imperfezione ne impedisce il giusto accostamento. Quando siamo pronti, si passa un poco si flussante nel punto di giunzione (il flussante è il liquido che permette allo stagno fuso di fondersi con l’ottone, dove è passato il flussante lo stagno attraversa l’ottone, dove non è passato, lo stagno non si ingloba e rimane in superficie a palletta e basta un colpo di unghia per portarlo via).
Scaldati le parti con il saldatore si avvicina nel punto il filo di stagno che una volta diventato liquido salda i due pezzi. È impossibile certe volte, per tenere fermi i pezzi, non bruciarsi le dita… fa parte del gioco. Chi usa i coltelli si taglia, chi usa l’ago si punge.
